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Conversion Marketing Blog

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Alberto Rossi | 02/08/2017 | Topics: digital marketing

Il Conversion Marketing etico: no alle Fake News.

Tutta la verità e nient’altro che la verità sulle Fake News..png 

Un tempo si chiamavano “bufale”, oggi le abbiamo istituzionalizzate con il termine “Fake news”. Stiamo parlando di tutte quelle notizie false, inventate o ingannevoli che popolano i nostri social network e i mezzi di informazione tradizionali.

Perché esistono? Principalmente per indurre l’utente in errore e ricavarci del profitto politico o economico. Una tecnica di Conversion marketing davvero poco etico, insomma.

Poichè ormai i social sono quasi l’unico mezzo attraverso cui assorbiamo notizie di ogni genere, diventa vitale controllare se quello che leggiamo è vero ed onesto e non frutto di macchinazioni a vantaggio privato.

Pensiamo a tutte le notizie sul referendum costituzionale italiano, alle elezioni presidenziali americane con Trump, alla Brexit etc etc.

Queste notizie possono provocare un’ondata di confusione e dissapori che fanno perdere fiducia nella spontaneità di un mezzo come Facebook o Twitter e arginare un pensiero critico di cui il popolo dei social è strenuo difensore.

Se le nostre News Feed cominciano a diventare “News Tricks”, l’utente prima o poi rifiuterà e porrà delle barriere anche alle notizie che invece sono vere, in virtù del solo fatto che vivono sui social.

E lo stesso accadrà con tutti i brand per cui il social è vitale.

Fare un Conversion marketing etico è importante non solamente per una questione etica, ma per la sopravvivenza stessa del brand.

È, in sostanza, un discorso di credibilità: se non puoi fidarti di una testata o un brand e dei suoi contenuti postati, non potrai fidarti nemmeno di quello che la marca in senso lato dice sui suoi prodotti. E se un brand non ha una grande reputazione, sappiamo che non ha molto altro.

Quindi un piccolo investimento di tempo e denaro sulla veridicità del contenuto, può ridurre di gran lunga la vulnerabilità della marca e una sua eventuale perdita di controllo su quello che viene detto intorno a essa.

 

Chiaramente il mondo internettiano è corso ai rimedi, attivando delle precauzioni e iter di controllo che dovrebbero, se non eliminare, almeno diminuire, tutte le fake news presenti sulla ragnatela digitale.

Google ha dichiarato di attivarsi per creare dei sistemi di allerta che siano in grado di captare i siti internet di dubbia provenienza. Mark Zuckerberg invece ha già avviato negli USA una politica di “guardia” sulla diffusione di notizie travisate: gli articoli contenenti notizie incerte e non propriamente verificate, possono essere segnalate come fake news dagli utenti stessi. Se le notizie ricevono molte segnalazioni, vengono immediatamente inoltrate ad un gruppo di associazioni e siti giornalistici specializzati, i quali inizieranno un’attività di fact checking, ovvero di verifica della verità dei contenuti riportati dalle notizie. Se conclusa la verifica emerge che effettivamente l’informazione divulgata risulta essere falsa, verrà contrassegnata dall’avviso “Disputed by multiple, Independent Fact-Checkers” così da rendere noto a tutto il pubblico della non verità della stessa. 

 

Il fact checking è ormai importantissimo, può preservare il brand da tante situazioni nefaste che possono far perdergli followers, clienti e vendite; può salvarlo dalla famosa accusa di plagio, che al di là di questioni etiche e legali, mina di sicuro il suo ranking SEO, che è fondamentale nel momento in cui vuole che gran parte del suo pubblico veda il contenuto per lui creato nelle prime pagine di ricerca.

 

Quelli di Google e Facebook sono sicuramente un primo passo, ma quando non ci sono i “grandi” a proteggerci, come facciamo a difenderci dalle fake news?

 

Ecco un po’ di regoline da tenere a mente:

 

1. Attenzione all’indirizzo della testata da cui riceviamo la notizia. Non è poi così difficile imbatterci ne Il Corriere della Pera, Il Giomale o Il Fatto Quotidaino
2. I piccoli disclaimer scritti in piccolo nella pagina Chi Siamo. Se vi dicono che si tratta di un sito di satira, avete già la risposta
3. La famosa spunta blu sui profili social non è un vezzo di un web designer, ma il simbolo di autenticità di un profilo
4. Occhio ai link di riferimento. Se la notizia non ha un url che approfondisca la notizia riportata, molto probabilmente non è veritiera
5. I fotomontaggi sono la croce e delizia dei social. Verificate sempre su Google Immagini se la foto è stata pubblicata altrove o si riferisce a un altro evento
6. I titoloni di sicuro attirano l’attenzione: ricontrollate sempre su almeno altre 3 fonti prima di credere a tutta la storia
7. Attenzione a data e luogo dell’articolo
8. Fate una ricerca su siti specializzati quando non siete sicuri
9. Siete sicuri non sia uno scherzo o una battuta come quelle dei siti tipo Lercio.it?
10. Soprattutto, pensate in maniera critica prima di condividere: molte persone magari non leggeranno tutta la notizia, ma la “shareranno” così com’è, incrementando la popolarità di una notizia possibilmente falsa

 

Ricordiamoci che se si vuole fare Conversion marketing, dunque, lo si deve deve fare in modo onesto e veritiero. E vale sia per un giornale che per un brand. Alla lunga il consumatore, l’utente o il lettore viene a sapere la verità e, se tutta la fedeltà nella testata o nel brand decade, da lì, diventa troppo difficile riconquistarla.

Stay Tuned!

 

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