Conversion Marketing Blog

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Alberto Rossi | 18/05/2017 | Topics: maggio

Il Conversion Marketing passa dal gaming - Spartaco Albertarelli

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Conversion ha deciso di lanciare un nuovo progetto che coinvolge alcuni esponenti (italiani e internazionali) dello spettacolo, del marketing e dell’advertising.

Il progetto si chiama Conversion Talks e consiste in una serie di interviste in cui chiediamo a persone selezionate per le loro specifiche competenze, per le loro peculiarità o un punto di vista particolarmente stimolante di dare il loro personale punto di vista su alcuni temi caldi della comunicazione, come il conversion marketing e l’approccio omnichannel.

Siamo in un momento di rottura e cambiamento nel mondo della comunicazione e Conversion, più di altri, stanno cavalcando questa svolta proponendo modelli di engagement e comunicazione innovativi spingendo il nuovo approccio di Conversion Marketing.

 

Clienti e brand hanno bisogno di regole da una parte, ma anche di spunti, opinioni, riflessioni stimolanti dall’altra. Vogliamo creare la cultura del cambiamento e seminare apertura verso le novità. Per questo motivo nasce Conversion Talks.

Spero sinceramente che le interviste a questi Testimonial selezionati portino valore aggiunto a tutti voi, oltre che a noi e consolidino il know how sul Conversion Marketing nel mercato.

 

Spartaco Albertarelli per Conversion

 

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Spartaco Albertarelli, game designer milanese, inizia la sua carriera traducendo titoli dall'inglese per un noto distributore specializzato italiano verso la metà degli anni '80. In seguito verrà assunto da Editrice Giochi, la storica casa editrice di Monopoli e Risiko, per la quale lavorerà, a diverso titolo, per oltre 25 anni, ricoprendo vari ruoli e progettando decine di giochi, tra i quali tutte le versioni speciali di Risiko e tutti i giochi ispirati alle trasmissioni televisive RAI. Il suo titolo più famoso, a livello internazionale, è Kaleidos, che dà anche il nome alla sua casa attuale editrice (KaleidosGames)

 

Partiamo da una domanda semplice. Perché l’uomo gioca?

Alla faccia della domanda semplice! C’è gente che ci passa la vita a cercare una risposta, ma dato che sono un cialtrone, provo a dirtelo in due righe: perché è l’unico essere vivente su questo pianeta in grado di inventare storie, creare mondi immaginari, interagire con i suoi simili attraverso sistemi di regole condivise.

 

 

Nell’advertising è ormai regola comune utilizzare una modalità come la gamification. Ma basta solo “trasformare” un messaggio in un gioco per ingaggiare i consumatori oppure serve qualcosa in più? Ci sono dei trucchi per aumentare la fedeltà del giocatore?

Il gioco è il più antico strumento di comunicazione inventato dall’uomo e utilizza una sintassi tutta sua. Come ogni linguaggio, il modo in cui mettiamo insieme le parole determina l’efficacia della nostra comunicazione. Freud diceva che “il contrario di gioco non è ciò che è serio, ma ciò che è reale”. Di conseguenza, comunicare attraverso il gioco può anche voler dire comunicare in modo opposto al tradizionale. Se devo convincerti di quanto sia importante proteggere il pianeta e lo voglio fare attarverso un gioco, magari ti spiego quanto in realtà sia facile distruggere quel pianeta e ti do come obiettivo di farlo nel minor tempo possibile. Non vinci perché sei un virtuoso, vinci perché sei il bastardo più bastardo che ci sia al tavolo da gioco, ma poi, quando esci da quel “cerchio magico” che è il gioco e torni alla realtà, capisci quale pericolo stai realmente correndo.

 

 

Una buona campagna pubblicitaria si basa (molto spesso) su emozioni e sentimenti. Quanto conta questo per un mondo “leggero” come quello dei giochi?

E chi l’ha detto che il mondo del gioco sia “leggero”? Il mondo del gioco può essere tanto cose, come il cinema. Non esiste una regola fissa, un gioco che bello per tutti o un modo di giocare che sia universalmente accettabile. Ci sono giochi che possono portare a situazioni di conflitto anche pesanti, altri che invece richiedono azioni coordinate e comuni, giochi nei quali il peggiore tradimento è l’unica mossa vincente che hai a disposizione per vincere e altri nei quali sei da solo con la tua capacità di muovere un pezzo al momento giusto senza poter fare nulla per impedire a un altro giocatore di vincere. Ci sono serate nelle quali ho piacere di vedere un film che racconta una storia allegra con un lieto fine e altre nelle quali voglio vedere il sangue scorrere a fiumi. Allo stesso modo una sera posso giocare un gioco di pura fortuna, nel quale non ho alcun controllo su quello che accade, mentre in quella successiva non voglio che nulla possa sorprendermi mentre sviluppo la mia strategia vincente. Come vedi, sentimenti ed emozioni sono tutto nel mondo del gioco.

 

Si può dire che tutti i tuoi giochi sono stati pensati per far giocare più persone insieme e non a caso sono definiti “giochi di società”. Perché per te è così importante la condivisione di un’esperienza?

Anche questa è una convenzione, uno stereotipo, che non descrive pienamente quello che è il mondo del gioco oggi. Tecnicamente parlando, i giochi di “società” sono solo una delle molte categoria di giochi esistenti. Tu definiresti “di società” la maggior parte dei videogiochi? Ovviamente no. Un numero crescente di persone gioca senza condividere la propria esperienza con altri e non parlo di nerd disadattati e ossessivamente attaccati a un video, ma di allegre donne che nel tragitto tra casa e lavoro si fanno una bella partititna a Candy Crush. Due anni fa, per la prima volta nella storia, il principale cluster di acquirenti di videogiochi è diventato quello delle donne adulte. Questo fenomeno sta cambiando completamente il modo di giocare a sta modificando anche il mondo dei giochi “di società”, perché nel tempo è radicalmente cambiata la “società” di persone che si ritrovano a giocare.

 

 

Il digitale rappresenta una miniera di nuove possibilità per i giochi. Basti pensare alla realtà virtuale e alle sue infinite potenzialità. Ma se potessimo individuare 3 nuove regole che il digital ha scritto per i giochi, quali potrebbero essere?

Il mondo digitale ha semplicemente rivoluzionato non solo il modo di giocare, ma anche la tipologia di giocatori. Quando io ho iniziato a lavorare in questo settore, ormai una trentina di anni fa, nessuno pensava che fosse possibile vendere giochi ad adulti sopra i 30 anni e i giochi da tavolo erano studiati per ragazzini o, al massimo, per qualche serata natalizia in famiglia. Oggi, ciascuno di noi ha in tasca una formidabile consolle per giocare che chiamiamo “smartphone” e la maggior parte di noi la utilizza proprio per quello: giocare. Il mondo digital ha sicuramente introdotto concetti come “velocità, “connettività”, “interazione a distanza” e, curiosamente, “socialità”. Te lo ricordi qualche anno fa quando spopolava “second life” e i telegiornali erano pieni di persone che ci spiegavano, a volte con toni apocalittici, come saremmo andati sempre di più verso un mondo “virtuale”, ciascuno nascosto dietro il proprio “avatar”? Ecco, poi è arrivato facebook e siamo tornai quello che siamo sempre stati: animali sociali. Personalmente credo assai poco alla realtà virtuale, anche se, naturalmente, offre enormi spunti di ludicità. Temo però che finirà per essere quello che è stato il cinema 3D. Doveva essere (se non sbaglio per la terza volta nella storia del cinema) la nuova frontiera anche grazie alla diffusione dei televisori 3D che avrebbero portato questa nuova tecnologia nelle case di tutti. Non vorrei dire una stupidaggine, ma credo che nessun produttore abbia più televisori 3D a catalogo tra le novità. Il gioco è lo strumento grazie al quale interagiamo direttamente con il nostro immaginario. Non abbiamo realmente bisogno di “aiutini” tecnologici per far volare i nostri draghi. Per carità, l’effetto “wow” quando vediamo il mondo virtuale è immediato, ma dopo un po’ finisce per stufarci. E poi è una scorciatoia. Sostituisco una bella storia, con un effetto speciale, ma non è la stessa cosa. Fra l’altro è certamente curioso che proprio un mondo totalmente “analogico” come quello del gioco da tavolo stia vivendo la sua epoca d’oro proprio nel bel mezzo della più incredibile rivoluzione tecnologica di tutti i tempi. Ma credo di averlo già detto che il mondo del gioco è un mondo con regole opposte a quelle della realtà.

 

Grazie Spartaco Albertarelli dal team Conversion

Stay Tuned!

 

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