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Conversion Marketing Blog

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Alberto Rossi | 01/12/2017 | Topics: conversion marketing, omnichannel marketing

Conversion vince agli NC Awards


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Conversion vince come migliore agenzia indipendente agli NC Digital Awards. Un traguardo che ci rende davvero orgogliosi e che dimostra a due anni dal nostro riposizionamento che passione, strategia e persone possono fare la differenza.

Non sono più importanti i grandi nomi, ma idee, flessibilità, innovazione sono gli ingredienti che i clienti cercano in un’agenzia all’avanguardia.

Conversion nasce due anni fa con il nuovo posizionamento di omnichannel engagement agency orientata alla conversione, raccogliendo le competenze verticali necessarie per dare corpo al nome che porta.

Non è bastato però solamente reclutare know-how verticale, la grande sfida è stata integrarlo in progetti che diventassero veramente omnichannel sia nella strategia che nelle idee che nella delivery.

Possiamo dire con orgoglio di esserci riusciti, il nostro team creativo mantiene verticalità rispetto a competenze di shopper marketing, digital, ATL ed eventi, ma sa lavorare unito con una visione ed un approccio omnichannel.

Il nostro programma di omnichannel engagement agency si basa su quattro pilastri fondamentali:

1. Analisi dei dati

 

Tutto deve partire dall’analisi dei dati disponibili. Oggi sono tanti, bisogna sapersi orientare nell’abbondanza e soprattutto ci vuole molta competenza per analizzarli strategicamente

 

 2. Consumer Journey

 

Essere omnichannel non significare fare sempre tutto. Bisogna ricostruire il percorso del consumatore di riferimento e capire quali sono gli entry point, i momenti e i luoghi di contatto più rilevanti e che ruolo hanno nella sua journey. In base a quello si costruisce il framework base per lo sviluppo creativo

 

3. Omnichannel rimandendo monocanale

 

Sembra un controsenso, ma in sostanza ha un significato molto importante. Essere omnichannel in fondo cosa significa veramente? Non di certo replicare la creatività in tutti i canali possibili.

Come detto prima, i touchpoint rilevanti cambiano da progetto a progetto, da obiettivo a obiettivo.

Inoltre ogni touchpoint può e deve avere ruoli differenti.

Infine, ogni canale ha un suo linguaggio, le sue regole e i suoi limiti. Bisogna conoscerli per poter fare creatività che abbiano senso per quel media.

 

4. La Conversione

 

L’approccio alla conversione è una missione, un’attitudine. A noi non interessa la creatività fine a sé stessa, non siamo artisti, facciamo marketing e dobbiamo vendere o meglio far vendere. Conversione si fa in molti modi, non è solo sell out, anche se l’obiettivo finale di qualunque brand, oggi sono altrettanto importanti engagement, relazione, sentiment, reputazione.

Una campagna può essere concepita magistralmente per un obiettivo di comunicazione specifico, ma se non ha anche la finalità di far muovere il consumatore da A a B, di convertirlo a fare o pensare diversamente da prima, non serve a nulla, anche se fa fare milioni di click.

 


Ecco perché per noi essere omnichannel per un brand e quindi per il nostro lavoro di creatività ha un significato soprattutto visto dal punto di vista del consumatore: vuol dire essere fluidi, vuol dire apparire sempre uguali, nonostante le diversità necessarie di canale, che noi del settore conosciamo e concepiamo, ma il consumatore non percepisce e non deve percepire.

Il percorso di crescita non è certamente terminato, anche perché oggigiorno la velocità di innovazione e di evoluzione del consumatore non consente di fermarsi mai.

Per questo in Conversion bolle in pentola sempre qualche novità e questo premio ci fa pensare che ne valga davvero la pena. 

Per ascoltare l'intervista di premiazione completa, clicca sul video sotto.

 

 

 

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