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Conversion Marketing Blog

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Corinne Galli | 20/09/2017 | Topics: conversion marketing

L'idea al centro della Conversione. Lo dice Marco Cremona

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Conversion Talks è alla sua sesta testimonianza e le opinioni dei personaggi che hanno contribuito via via arricchiscono il quadro generale che ci stiamo facendo rispetto al tema della creatività, l'evoluzione della comunicazione e il Conversion Marketing.

Sono esperti di settore a parlare, ma anche VIP legati al mondo della comunicazione in senso lato che però, grazie alla loro esperienza vicina e lontana alla pubblicità, sanno dare un contributo originale al tema della Conversione.

Per questo Conversion Talks sta diventando un importante bacino di idee ed ispirazione per continuare ad evolvere il nostro approccio al Conversion marketing, arricchendolo di spunti sempre nuovi nei progetti di tutti i giorni.

 

Spartaco Albertarelli, rappresentante top nel mondo del gaming; Marcelo Lourenço, creativo di spicco di origine brasiliana e imprenditore attivo oggi in Portogallo; Franco Trentalance, ex pornodivo pluripremiato di fama internazionale; Andrey Gubaydullin, leader nel settore pubblicitario in Russia ed infine Mark Tungate, giornalista inglese protagonista del mondo della comunicazione.

 

Per Conversion oggi parla Marco Cremona

 

Marco_cremona.jpgHo collaborato con i principali network pubblicitari (Leo Burnett, Lowe, McCann, Y&R) e sono stato abbastanza fortunato da vincere qualche premio (Cannes, D&AD, Clio, Epica, Eurobest, NY Festival, LIA, Art Directors Club e altri). Ho cominciato come copywriter a Milano, dove ho sviluppato due tra le qualità peculiari di un italiano: fantasia e gusto per l’arte. Successivamente mi sono trasferito in Brasile, dove ho ricevuto il dono della sintesi: comunicare ad un target che spazia da un analfabeta a un premio Nobel costringe ad utilizzare un linguaggio che sia il più semplice e universale possibile.
Da lì mi sono spostato in California, da cui hanno origine I principali trend che scuotono il mondo – da Hollywood alla Silicon Valley. In ultimo mi sono trasferito in Russia, la terra dei migliori copywriter di tutti i tempi – da Tolstoj a Cechov, da Goncharov a Dostoevskij. Dopo aver aiutato Y&R a diventare l’agenzia russa più premiata a Cannes, e dopo più di 20 anni nel business, mi sono unito a Google.
Adesso mi occupo dei mercati della Russia e dell’Africa Sub-Sahariana dal Creative Lab di Londra.

 

Cominciamo con una domanda “semplice”: dopo anni trascorsi in agenzia, cosa può spingere un Sei Editorial Director degli Epica Awards, l’unico premio internazionale assegnato da giornalisti che si occupano di advertising e comunicazione. Pensi che l’input proveniente dal giornalismo possa rendere migliore la creatività?

I creativi oggi purtroppo lavorano in un ambiente ostico, fatto di pressioni senza precedenti e di prospettive spesso più grigie che rosee. Questo, considerando la natura decisamente psicologica del nostro mestiere, è deleterio. Le possibilità di crescita intellettuale sono delegate al singolo e gli investimenti sulla formazione sono rari. I grandi network sono strutture poco efficienti a livello di costi e obsolete per definizione. Come sottolineava Greenberg di R/GA, se si aggiungono alcool e sigarette alla realtà di oggi, non siamo tanto lontano da Mad Men.

 

 

Anche lavorando nello stesso ambito, è chiaro che agenzia e azienda sono due ambienti profondamente diversi. Com’è cambiata nel quotidiano la tua vita da creativo passando dall’altra parte della barricata?

È migliorata notevolmente: meno stress, più apprendimento, più stimoli e più risorse per realizzare sogni.

 

 

Viviamo in un mondo che sta cambiando rapidamente. Quale pensi sia il fattore chiave che segna la differenza fra creatività “semplice” e creatività epica?

Esattamente: siamo sommersi da così tante informazioni e abbiamo una curva dell’attenzione così limitata che se crei un lavoro che le persone ricordano, di cui parlano e che condividono, hai fatto decisamente qualcosa di epico. Il che non è necessariamente sinonimo di costoso o esagerato, fra l’altro. Ecco un esempio:

 

 

Lavorando in Google, ovviamente, hai un rapporto stretto con la tecnologia. A livello comunicativo, in che rapporto stanno la componente tecnologica e quella creativa? Come possono integrarsi per aumentare l’efficacia e il tasso di conversione di una campagna?

Noi creativi dobbiamo da sempre trovare l'equilibrio perfetto tra logica e magia, tra spettacolo e informazione, tra cuore e testa. Con la prepotente entrata in scena del fattore tecnologico, l'esercizio si complica ma diventa anche più affascinante. L'errore più comune però è quello di lasciarsi trasportare dalle potenzialità tecnologiche tralasciando l'unica cosa che conta veramente: l'idea.

 

Secondo te, qual è l’innovazione tecnologica che più di ogni altra ha cambiato le regole del gioco per il marketing e la comunicazione? 

Certamente lo smartphone.

 

Sei stato presidente dell’ADCI fra il 2008 e il 2011. A distanza di ormai quasi dieci anni dalla tua elezione – e osservandola da una prospettiva estera – se dovessi identificare un elemento di forza e uno di debolezza della creatività italiana, quali sarebbero?

La forza è il patrimonio artistico-letterario che fa parte del nostro DNA e che ci regala un gusto visivo ed una padronanza delle parole che nei lavori migliori non ha niente da invidiare a nessuno. La debolezza è la tremenda fatica nell'innovare la mentalità dei clienti da un lato e nel fare sistema dall'altro.

  

Stay Tuned!

 

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