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Corinne Galli | 22/11/2018 | Topics: digital marketing

Dal mondo digital marketing stranezze ed innovazioni

digital_marketing

Ogni tanto sul web mi imbatto in notizie che mi incuriosiscono e che ci tengo a condividere con chi ogni giorno usa il modo digitale per lavoro e per i propri brand.

Capire le logiche del web e del digital marketing e come si muovono gli altri concorrenti aiuta sempre ad affinare le proprie strategie per capire cosa fare meglio o cosa evitare di fare.

In alcuni casi si tratta di fenomeni interessanti, idee geniali, in altri accadimenti al limite della stranezza. In questo articolo scorreremo insieme l’iniziativa del Vaticano che prova a parlare la lingua dei giovani lanciando un’attività di gamification alla Pokemon GO; per passare ai vestiti intelligenti di Tommy Hilfiger che premiano chi li indossa e quanto spesso; fino a raccontare del fenomeno in crescita ed ormai non più trascurabile dell’uscita dai social dei giovani e meno giovani.

 

Il Vaticano lancia Follow JC Go, la caccia ai Pokémon con i santi

L'app permette di «catturare» personaggi biblici e farli entrare nella propria squadra attraverso domande a tema e opere benefiche.

 vaticano_pokemon

 

Il famoso Pokemon GO, per chi non lo conoscesse, funzionava grazie alla realtà aumentata e permetteva di catturare i celebri mostriciattoli giapponesi mentre si passeggiava. La fotocamera dello smartphone inquadrava ciò che si trovava di fronte ad essa e l'app vi aggiungeva digitalmente i mostri permettendo di vedere Pokemon e compagni dentro le nostre case, nelle piazze delle città, a scuola. I numeri sono stati da capogiro, con oltre 800 milioni di download e incassi per 1,8 miliardi di dollari ma ora il Vaticano ha pronta una versione tutta sua. 

Al posto dei mostri, Follow JC Go permette di catturare, per così dire, «santi, beati e altri personaggi biblici». Proprio come l'originale utilizza il Gps per rilevare la posizione dell'utente all'interno della città. Una volta scelto il proprio personaggio, si è pronti ad affrontare le varie sfide. L’App del Vaticano ha però uno scopo principalmente didattico e così, una volta trovato un personaggio, non si dovrà proprio catturarlo ma rispondere ad alcune domande su di lui. Se tutto poi va per il meglio, lo si potrà far entrare nella nostra collezione chiamata «e-team», ovvero squadra di evangelizzazione.  

L'app ha avuto un buon successo, in pochi giorni, solo su Android, ha totalizzato oltre 50mila download. Il problema è che non ha conquistato solo i fedeli e i curiosi ma ha attirato una torma di troll, dal «Il Punitore» all’ «Inquisizione spagnola». C'è qualcuno, infatti, che ha scelto soprannomi non proprio ortodossi, nomi che vanno contro lo spirito del gioco ma in fondo c'era da aspettarselo: non è facile tenere d'occhio un'applicazione di portata globale in cui si può inserire liberamente il soprannome che si vuole.

Sembra però che ultimamente i troll siano scomparsi.

 

 

I vestiti intelligenti di Tommy Hilfiger

Ed ecco la seconda stranezza del mondo digitale. Una stranezza ben diversa dalle sperimentazioni del Vaticano in tema di App e più orientata all’innovazione vera e propria.

L’Intelligenza artificiale sarà sempre più un tema caldo del mondo del digital marketing ed ancor più tutto ciò che integrerà in maniera win win il mondo online col mondo offline.

Di questo si tratta il prodotto del brand di moda Tommy Hilfiger. Si tratta della linea Tommy Jeans XPLORE, vestiti e accessori tutti arricchiti con la "tecnologia smart chip", che tiene traccia della frequenza con cui li indossi e dove ti rechi indossandoli. Attraverso questo monitoraggio ti attribuisce anche punti e premi.

I punti che guadagni possono essere incassati per carte regalo, merchandising firmati, biglietti per sfilate di Tommy Hilfiger e altri benefici.

Per non farsi mancare nulla c'è persino un gioco in stile Pokémon Go con cui puoi giocare mentre le indossi.

Tommy linea smart

Una vera innovazione, a parte qualche problemino di privacy sollevato dal mercato, al quale in ogni caso Tommy Hilfiger ha pensato bene di rispondere rassicurando che i chip possono essere disattivati, quindi lasciarli attivi comporta una sorta di autorizzazione al loro monitoraggio.

L’obiettivo di questa iniziativa è molteplice. La società ha dichiarato che spera che i vestiti e il gioco contribuiranno a creare e motivare all’azione una "micro-comunità di brand Ambassador". In fin dei conti ti stanno premiando per aver indossato il brand più spesso e quindi va da sé che lo user sia veramente incentivato a portarli su di sé e con sé più possibile diventando un media per i prodotti stessi.

Da non trascurare anche la montagna di dati che Tommy Hilfiger può ricavare da questo monitoraggio, sapere quanto vengono indossati i propri abiti e per andare dove, fornisce informazioni utilissime a migliorare i prodotti e a comprendere le abitudini del proprio target al fine di comunicare meglio con lui, in contesti più adeguati e nei momenti ideali.

Una linea originale, a tratti criticata, ma certamente un tassello importante verso la rivoluzione del IoT (se ti interessa approfondire ulteriormente questo tema, leggi anche IoT in esplosione: come cambieranno le regole della comunicazione)

 

Tuttavia, mi piacerebbe concludere questo articolo sul mondo del digital marketing che evidenzia in un modo o in un altro la spinta alla digitalizzazione e all’integrazione dei confini online offline, con un alert sul fenomeno di uscita dai social.

Dall’America con un’espansione progressiva all’Europa, si sta diffondendo in fenomeno no social come reazione a chi ci vuole sempre connessi, reazione alle relazioni mediate dallo smartphone, all’alienazione della privacy per promuovere un ritorno all’uso del web secondo le sue finalità originarie di informazione e servizio.

Al contrario della social network obsession e come fuga da questo pericolo, molti Teens e anche adulti stanno spegnendo i propri profili Facebook ed Instagram.

La social obsession rientra in quelle che sono definite le nuove forme di dipendenza patologica. Le vittime sono giovani, adulti, anziani, donne, uomini, si tratta di un fenomeno che può colpire chiunque, dunque.

Anche se ci sono persone più esposte, ossia soggetti che hanno una scarsa autostima e una bassa sicurezza in sè stessi, che hanno una visione di inadeguatezza e che (per differenti motivi) hanno difficoltà a relazionarsi nel mondo reale e anche paura a esporsi e a esprimersi su un piano di realtà.

Chiaramente noi di Conversion non possiamo non amare i social network e il mondo online, ma ne promuoviamo un uso sano e sempre finalizzato all’intrattenimento, all’informazione o al servizio; ciò sia per missione valoriale ma anche, per non darci troppi meriti, perché i brand che non lo fanno non stanno costruendo nulla di duraturo col proprio target.

Stay Tuned!

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