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Corinne Galli | 29/06/2018 | Topics: social media marketing

Pillole dalla Social Media Week: Video e VR, come usali?

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Dopo il successo dal primo appuntamento con le prime due pillole dalla Social Media Week di questo mese di giugno, eccone altre due. Per chi si fosse perso l’articolo in cui parlavamo di ‘L’utente è il nuovo media, rendetelo Ambassador del vostro brand’ e ‘Ascoltare per agire: oggi è un must’,

invito a leggere ‘Pillole dalla Social Media Week: l’utente al centro.

La premessa, che ripeto qui per comodità, è che Dalla Social Media Week di questo mese di giugno, siamo tornati a casa con molti spunti che ci hanno fatto riflettere. Nozioni che di certo non sono una novità per nessuno, ma che se arrivano ad un appuntamento come la SMW di certo meritano di essere approfonditi.

Ecco perché ci teniamo a condividere le considerazioni che sono sorte in Conversion rispetto ai 7 temi più importanti trattati in questi intensi tre giorni di appuntamenti, due già oggetto nel precedente articolo e altri due trattati oggi in questo spazio:

 

1. L’utente è il nuovo media, rendetelo Ambassador del vostro brand
2. Ascoltare per agire: oggi è un must
3. Il VR entrerà nelle campagne di comunicazione: preparatevi
4. Dal Brand content al Brand entertainment
5. La social strategy e l’Influencer marketing fatto coi numeri giusti
6. Attenzione ai BOT: l’inquinamento della rete
7. Il SEO di domani: quali sono le previsioni

 

Ne stiamo facendo anche un eBook che rilasceremo a breve, per ora vi diamo appuntamento ai prossimi aggiornamenti per i punti che rimangono nei giorni seguenti.

 

  1. Il VR entrerà nelle campagne di comunicazione: preparatevi

 

VR non significa solamente engagement come molto spesso oggi viene usato. La novità porta con sé molto interesse e curiosità, i brand non sanno più come intrattenere o, sarebbe meglio dire, trattenere i consumatori e ricorrono a nuove tecnologie e nuove esperienze tecnologiche per raggiungere l’obiettivo.

Il VR viene quindi utilizzato come oggetto di intrattenimento in molti eventi, promozioni, attività consumer ovunque e dovunque.

Tuttavia VR rappresenta molto più di ciò, rappresenta la possibilità di ‘immergersi nel contenuto che si fruisce’ e questo certamente, prima o poi, avrà un impatto drastico e significativo sul consumo di contenuti e messaggi da parte dei consumatori.

Nella testimonianza di Lorenzo Montagna alla social media week, mi hanno colpito in particolate due affermazioni: ‘Il linguaggio sta diventando sempre più soggettivo ed immersivo’. Non a caso le immagini, i video, la realtà aumentata, i 360° e per l’appunto il VR stanno diffondendosi prepotentemente. Semplicemente perché è più bello e più facile fruirne.

L’altra affermazione pronunciava che ‘la tecnologia sta diventando sempre più magia’ perché piano piano scompare per lasciare spazio esclusivamente all’esperienza: i comandi touch, i comandi vocali, il riconoscimento di immagini, suoni e molto di più grazie ai sistemi di intelligenza artificiale in grado di accrescere progressivamente l’apprendimento e le proprie capacità. Domani l’interazione con la tecnologia si indosserà, ci circonderà, sarà ovunque intorno a noi, in ogni superficie o cosa.

Tutto ciò pone importanti domande al mondo della comunicazione, che sia lato brand o lato agenzie. Come fruirà il consumatore i domani i contenuti, i messaggi, la relazione?

Quali saranno le modalità migliori, i formati migliori, i momenti migliori, l’integrazione migliore, il path migliore per raggiungerlo e stargli accanto ogni volta che lui ne avrà bisogno?

Se oggi pensiamo che sia complicato mettere insieme un piano di comunicazione data la proliferazione dei touchpoint rispetto alla buona e semplice triade TV-radio-Stampa dell’appena passato, domani sarà ancora più sfidante e il VR non è che il campanello d’allarme di un mondo che non immaginiamo ancora.

 

 

  1. Dal Brand content al Brand entertainment

 

Il comportamento dell’utente moderno ci impone di rivedere I nostri modelli di comunicazione. Siamo già lontani dalla modalità top-down e di questo, quasi tutti, si sono convinti. Da tempo il contenuto è stato dichiarato il RE di tutti gli approcci di comunicazione, attraverso di esso si conquista la propria visibilità sui motori di ricerca, grazie ad esso si interessa l’utente e si intrattiene con esso una relazione.

Grazie al branded content, inoltre, si passano messaggi di marca in maniera discreta e non commerciale, si racconta la propria personalità e i propri valori. Insomma il contenuto ha sostituito progressivamente il messaggio commerciale.

Oggi però il branded content deve rivedere la sua natura e in mondo orientato spietatamente all’engagement deve diventare branded entertainment. Ciò che interessa di più è indubbiamente il contenuto che riesce a veicolare emozioni positive o negative e sappiamo che l’immagine in un’epoca di esperienze immersive è la nuova REGINA.

Dunque il contenuto si può dichiarare spodestato da una nuova modalità di fruizione, più semplice, più immediata, più facile e più emozionante.

Il video è il protagonista indiscusso, oltre il 60% dei contenuti su Facebook sono stati diffusi sotto forma di video nel 2017 e sono anche quelli che hanno generato più engagement.

La domanda che sorge spontanea è se il video che deve intrattenere non può essere commerciale o volgarmente promozionale, non è nemmeno elegante che faccia troppo sfacciatamente riferimento ad un brand perché infastidisce; dunque come fare a guadagnarci in ROI e immagine da tutto ciò?

 

Cito dalla testimonianza di Gianluca Ignazzi alcuni spunti che possono essere utili a molti per riuscire a fare del contenuto apprezzato, fermo restando che la modalità migliore sia oggi quindi il formato video:

 

#‘Essere e non apparire.’ Nell’epoca della circolazione libera delle informazioni e dell’accessibilità totale, non ha più senso nascondere, insabbiare, montare e costruire una immagine di sé che non è quella reale. I consumatori chiedono solamente la verità e se un brand non è in grado di sostenere un’immagine reale che piaccia, la soluzione non è ricorrere ad un volgarissimo make up ma quella di cercare di migliorare. Non dimentichiamoci che ‘Essere e non apparire’ si riferisce anche al fatto che oggi i consumatori apprezzano una dimensione più umana del brand, sapere cosa e chi c’è dietro di esso, lo avvicina al cuore e alle grazie dell’audience. Le aziende diventano Testimonial di sé stesse, devono liberarsi da ogni finzione e sovrastruttura e mostrarsi.


#‘It’s not about me, but about us.’ E questa penso che sia davvero la regola che più brand faticano a rispettare. Non è più una questione che riguarda solo ciò che la marca ha da dire, ma si tratta di una relazione e bisogna tenerlo davvero a mente quando si entra nel web. La rete è fatta di reti, di relazione, di condivisione e se si viene meno a questo, si viene meno alla stessa ragione della propria presenza all’interno di questa rete, viene meno il senso stesso di stabilire una comunicazione con i consumatori, andando verso l’inevitabile fallimento.


#‘Non solo prendere, ma anche dare’. Vale per ogni relazione umana e perché non dovrebbe valere nel regno delle relazioni per definizione. I consumatori non sono degli obiettivi da agganciare e spolpare, sono certamente le persone che acquisteranno i nostri prodotti e grazie a questo permetteranno profitti e lavoro per molti, dobbiamo esserne riconoscenti e quanto più i nostri brand sapranno portare servizio e piacere alle loro vite, tanto più avremo fatto bene il nostro lavoro.

 

Uscendo dalla sfera valoriale vale la pena condividere altri due consigli utili emersi durante la testimonianza relativamente a come fare a mantenere il branding nei propri contenuti senza apparire commerciali:

 

#Ricordatevi che i video e i contenuti sui social sono pubblicati dalle vostre social properties e quindi automaticamente verranno associate a voi. Non c’è bisogno dunque di dannarsi per inserire un logo lampeggiante in ogni dove all’interno del video


#L’importanza del formato. Non potendo più essere sfacciatamente commerciali, basta ricordare che esistono altri modi di rendersi riconoscibili senza doverlo urlare. Usare colori, formati, stile, tone of voice, modalità di trattamento delle immagini sempre simili, favorisce una certa abitudine al brand per cui in qualche tempo quello stile gli viene attribuito senza doverlo necessariamente esplicitare.

#Coerenza. Fare brand entertainment non significa fare qualsiasi cosa per intrattenere a tutti i costi, è molto importante quale sia la missione del brand, i valori in cui crede e la sua personalità per scegliere gli argomenti più corretti e raccontarli nel tono che più gli si addice. E soprattutto raccontiamo ciò che interessa i nostri utenti e non solo argomenti che tornano utili a noi perché altrimenti saremo gli unici ad ascoltarci.

#Human2Human. E’ tutta una questione di pancia, in rete vengono premiate le conversazioni vere, sincere, naturali ed anche il linguaggio che decidiamo di usare vale la pena che vada nella stessa direzione.

 

Stay Tuned!

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