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Corinne Galli | 25/07/2018 | Topics: social media marketing

Social Media Week: Mille sfumature di Big Data & Digital!

Social Media Week Mille sfumature di Big Data 

Siamo al nostro terzo appuntamento con i contenuti più interessanti emersi nella Social Media Week 2018. Abbiamo già trattato nei due articoli precedenti l’importanza di mettere sempre al centro il consumatore, in qualunque strategia e campagna di comunicazione, è sempre lui che deve guidare le nostre scelte in termini di insight e touchpoint.

In un secondo appuntamento, abbiamo approfondito i nuovi trend tecnologici del mondo digitale, Video e VR e come ciò impatta sui contenuti di comunicazione.

Oggi affrontiamo gli ultimi tre highlight emersi nei tre giorni di SMW, concentrandoci di più sui Big Data e come farne buon uso ed una buona analisi per migliorare le campagne di comunicazione:

 

  1. L’utente è il nuovo media, rendetelo Ambassador del vostro brand
  2. Ascoltare per agire: oggi è un must
  3. Il VR entrerà nelle campagne di comunicazione: preparatevi
  4. Dal Brand content al Brand entertainment
  5. La social strategy e l’Influencer marketing fatto coi numeri giusti
  6. Attenzione ai BOT: l’inquinamento della rete
  7. Il SEO di domani: quali sono le previsioni

 

Di tutti questi temi, ne stiamo facendo anche un eBook che rilasceremo a breve, per ora vi invitiamo a leggere tutti gli articoli dedicati all’argomento: Pillole dalla Social Media Week: l’utente al centro e Pillole dalla Social Media Week: Video e VR, come usali?

 

Ecco di seguito, quindi, i temi di social media marketing affrontati in questa occasione!

 

La social strategy e l’Influencer marketing fatto coi numeri giusti

 

Si parla sempre di più di social media strategy e, come parte di essa, di Influencer marketing. Nell’ultimo anno e mezzo il fenomeno è esploso, ma è importante ricordare che non è tutto oro quello che luccica e soprattutto non tutti i gioielli sono adeguati in tutte le situazioni.

Alla Social media week, un intervento di Blogmeter ci ha dato qualche spunto interessante che riteniamo sia molto utile condividere.

Secondo dati pubblicati da Blogmeter, il fenomeno di Influencer marketing è in esplosione, basti pensare che l’84% dei brand ha in piano una campagna di Influencer marketing, il 96% ha dichiarato di averne avuto un beneficio in termini di awareness, il 60% dei brand del fashion specificatamente ha già in corso campagne simili.

Nel 2019 si stima che l’industria dell’Influencer marketing arriverà a soglie di $2 billion.

 

Ma quali sono le domande che ci si deve porre per la scelta degli Influencer giusti?

 

#Capire quali sono gli obiettivi del brand e della campagna specifica e scegliere gli Influencer corretti per il raggiungimento delle metriche stabilite. Non tutti gli Influencer lavorano bene su tutte le metriche (awareness, engagement, interazione, sentiment)


#Valutare i risultati anche di campagne passate


#Analizzare bene il target cui si rivolgono e come questo target si compone e cambia nel tempo


#Verificare se l’Influencer ha già dei format che possono particolarmente fittare col brand o i suoi obiettivi


#Su quali social network sono più attivi, perché anche l’incrocio social network e Influencer è importante per capire se è in strategia e se utile al raggiungimento degli obiettivi preposti


#Analizzare i suoi contenuti e lo stream editoriale per capire a cosa agganciarsi più di altro in base alle reaction e alle metriche che i vari contenuti attivano

 

Insomma, non è un lavoro semplice, ci vogliono strumenti di analisi, esperienza, capacità di interpretazione dei dati storici e network di relazioni con Influencer e manager degli stessi per avere visibilità sull’offerta e i costi.

 

 

Attenzione ai BOT: l’inquinamento della rete

 

Un tema che non riguarda nello specifico il social media marketing direttamente oggi, ma è da considerare come trend a lungo termine, è l’inquinamento del web tra bot che simulano interazioni umane, tra follower pagati, review finte, attività di tweet bombing e molto altro ai più totalmente ignoto.

Secondo la testimonianza di Alex Orlowski, basti sapere che il 50% del traffico sui social media è generato dai BOT, quindi finto.

A volte si tratta di traffico acquistato dai diretti interessati, a volte dai competitor per mettere in difficoltà qualche concorrente.

Ci sono casi in cui vla pagina tweet o facebook di un politico viene invasa da BOT che simulano profili umani e che commentano argomenti rilevanti in agenda per far credere che sia un tema di cui vale la pena parlare, il cosiddetto Tweet bombing.

Altri casi in cui sui marketplace, per migliorare il ranking di apparizione nelle ricerche, un prodotto viene messo in vendita ad un prezzo estremamente discount, acquistato in massa dal vendor direttamente per poi essere rimesso a prezzo pieno pochi giorni dopo, ma a questo punto con una storia di venduto che lo posiziona molto bene. In aggiunta sembrerebbe molto facile acquistare review fake tramite BOT automatici che a loro volta consolidano il posizionamento.

Per non parlare delle situazioni in cui Influencer acquistano follower che in realtà sono BOT, non altro che simulazioni di profili che però fanno acquisire allure e valore all’influencer stesso.

 

Insomma, tutti meccanismi che nel tempo verranno svelati e denunciati e piano piano faranno perdere fiducia da parte degli utenti.

Ciò avvenuto, i brand saranno costretti a rivedere parametri e struttura dei propri ‘numeri’ per poter ritornare ad avere una relazione di fiducia con gli utenti e offrire sistemi di misurazione di bontà, qualità, valore attendibili.

 

 

 

Il SEO di domani: quali sono le previsioni

 

Le principali regole del SEO sono oggi abbastanza conosciute da tutti o quantomeno da chi gestisce contenuti in rete in qualche modo.

In ogni caso, a beneficio di tutti e traendo spunto dalla chiara testimonianza di Marco Ziero, esperto di SEO marketing, i fattori che oggi influenzano l’indicizzazione dei contenuti sono principalmente classificabili in tre gruppi:

1) Fattori interni: cioè la modalità di scrivere i contenuti e nello specifico la scelta della parola chiave, la ripetizione della stessa in H1 e H2, la costruzione del testo in modo tale che gli algoritmi di Google riescano a riconoscere quel contenuto come attinente a quella parola chiave, che chiaramente è stata scelta sia per attinenza al brand che per traffico di ricerca

2) Fattori esterni: il tanto conosciuto backlink, cioè un collegamento ipertestuale che collega una pagina ad un'altra, sia interna che esterna. Più precisamente i backlink sono dei collegamenti tra una pagina ricevente, chiamata pagina di destinazione, e un'altra pagina donatrice, chiamata pagina risorsa.Attraverso questi collegamenti la pagina di destinazione riceve e ottiene valore dalla pagina da cui proviene il link. Più è autorevole la pagina risorsa, più Google dà valore al backlink. Per il motore di ricerca è rilevante anche la qualità delle pagine di destinazione di questi link, cioè se la pagina risorsa ha dei link sia verso la nostra pagina sia verso siti di basso valore, il link ricevuto sarà di scarso valore. Infine, più pagine risorsa danno link alla stessa pagina di destinazione, più valore acquisiscono per Google i backlink singoli.

Recentemente poi, Google infatti non guarda più quanti backlink abbiamo al nostro contenuto o sito, ma quali. Devono essere di valore, ciò perché si era aperta la caccia ai backlink fasulli, tanto per averne molti ed essere così accreditati agli occhi dell’algoritmo.

3) Fattori tecnologici: come ad esempio i tempi di caricamento della pagina. Meno user-friendly è la pagina, più bounced accumula, meno accreditata è.

 

Attenzione a due trend importanti che influenzano lo stato attuale del SEO. Oltre ai backlink che stanno cambiando la loro natura, da quantità a qualità, un altro fattore determinante riguarda lo stato di Mobile First.

La dominance del Mobile e la fruizione della maggior parte dei contenuti web attraverso telefonino fa sì che contrariamente ad un tempo poco lontano, i contenuti privilegiati stiano diventando ‘i contenuti brevi e grafici’ al posto di ‘strettamente verbali e lunghi’.

Immagini e video sono diventati un must di fruizione ed engagement e l’esperienza di navigazione anche. Ecco fatto che i tre fattori che hanno guidato il SEO fino ad oggi devono interrogarsi sul proprio futuro.

Aggiungiamo a tutto ciò, tre grandi novità che fanno diventare l’indicizzazione un tema ancora più rilevante:

 

#La Gboard d Google. una nuova app per dispositivi mobili, che integra nella tastiera la ricerca e l’invio di informazioni, GIF e emoji, senza dover navigare su un browser esterno. Esteticamente Gboard è molto simile alla tastiera nativa per iOS e Android; premendo l’iconcina di Google si avrà però accesso al motore di ricerca integrato. I risultati vengono visualizzati in un riquadro interattivo sottostante e i contenuti potranno essere selezionati e inviati con più facilità.

Il risultato di ciò è che lo spazio di visibilità dei risultati fa sì che o sei tra i primi tre nei risultati di ricerca o non sei proprio visibile.

 

#La ricerca tramite immagini e fotocamera. Ad esempio, Pinterest lens che mi permette di inquadrare un abito e mi dà come risultato l’elenco degli ecommerce in cui poterla acquistare

 

#Ricerca attraverso assistenti domestici. Ad esempio, Amazon Echo, che però offre come risultato all’utente che lo interpella solamente il primo risultato di Google.

 

Parentesi per chi non conoscesse il dispositivo: Amazon Alexa è un’intelligenza artificiale, un assistente virtuale simile a Siri di Apple e a Cortana di Microsoft, che praticamente tutti abbiamo sui nostri cellulari. La differenza tra gli altri è che la sua base non è un telefono ma un dispositivo diverso, che si chiama Amazon Echo. Per avere Alexa bisogna quindi avere uno di questi dispositivi Echo, che sono degli speaker da tavolo che si mettono in casa, da qualche parte, e stanno sempre lì, diventando le basi per gestire sia alcune funzioni (ad esempio, possiamo farci dire il meteo, l’ora esatta e si può riprodurre musica), sia per gestire gli accessori smart compatibili, che sono già tantissimi.

 

TV commercial di Amazon Alexa in occasione del SuperBowl

 

 

 

 

Alla luce di questo nuovo e futuro scenario, come ci dobbiamo comportare per essere visibili? Dove dobbiamo destinare le nostre risorse? Cosa dobbiamo fare per ottenere i risultati migliori?

 

Il nostro speaker alla social media week ci dà qualche consiglio, tutto da approfondire, ma è già un punto di partenza.

 

#quando si fa contenuto su web, l’obiettivo deve essere sempre quello di generare valore reale, nella speranza di avere un ritorno poiché fare SEO è un’attività a lunghissimo termine.

#La SEO deve rimanere un mezzo e non un fine. Non bisogna seguire ciecamente l’algoritmo perché poi l’algoritmo cambia e se non abbiamo dato importanza al valore di ciò che scriviamo, abbiamo perso tutto

#sarà sempre più importante investire sull’esperienza di ricerca e navigazione

#tenere presente le opportunità che stanno emergendo nel panorama delle ricerche. Non ci sarà sempre e solo Google, per l’indicizzazione varrà sempre più la pena seguire anche le logiche di Facebook, Amazon, Pinterest, assistenti virtuali mobile

#il sito vale ancora qualcosa in questi nuovi scenari, ma bisogna tener presente che la fruizione di contenuti si sta spostando da web a App e ciò determina una sintesi ancor maggiore dei contenuti.

 

Siamo arrivati ad un punto di Content Shock, troppi contenuti. Oltre il 50% di ciò che viene pubblicato in rete ha ‘zero’ visualizzazioni. Dunque, produciamo meno, ma contenuti che spaccano!

 

Stay Tuned!

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